Poesia e Musica

Leggere poesie (belle!) ad alta voce fa bene anche se non le si capisce

Poesia e Musica: 30 mila anni di storia

Ecco per esempio la musica. 
La musica è legata ben poco alla
realtà. 
O meglio, anche se è legata lo è
senza ideologie, 
meccanicamente come un suono
vuoto,
 senza associazioni. E tuttavia la musica 
per un qualche miracolo penetra
ovunque. 
Andrej Tarkovskij

Il legame tra poesia e musica ha ovviamente origini antichissime e a tutti note. Se guardiamo alla cultura greca, sin da subito rintracciamo nella parola “musike” un insieme di attività che racchiude, oltre alla ginnastica, alla danza, al teatro, anche la poesia e poi, in senso stretto, la musica e il canto. Se è vero che la musica è sempre stata una fedele compagna dell’uomo, che talvolta le attribuiva poteri calmanti e curativi, è proprio la civiltà greca che, riconoscendo una certa valenza educativa alla musica, per logica conseguenza, trasferisce questa stessa valenza anche alla poesia.

L’adozione della musica come terapia, senza i presupposti scientifici atti a dimostrarne l’efficacia, risale a più di 30 mila anni fa e il motivo, invece, grazie al quale oggi è definitivamente riconosciuta come una

applicazione scientifica del suono e della musica che viene utilizzata per dare vita ad una relazione terapeutica finalizzata al raggiungimento di scopi clinici o rieducativi, da operatori provvisti di competenze specifiche in area musicale, psicologica e medica

è da rintracciarsi nel diciannovesimo secolo, più precisamente nella figura di Carl Stumpf (psicologo e filosofo tedesco) che, con l’opera Psicologia del suono in due volumi, pone le basi scientifiche della moderna musicoterapia, abbandonando ogni possibile fraintendimento con le strade empirico-ritualistiche.

La musica della poesia

Che sia il ronzio di una lampada 
o la voce della tempesta,
 che sia il respiro della sera 
o il gemito del mare che ti
circonda, 
dietro di te veglia sempre una
melodia ampia, 
intessuta di mille voci, nella
quale solo qua e là 
c’è lo spazio per il tuo assolo. 
Sapere “quando devi entrare” 
questo è il segreto della tua
solitudine. 
Così come l’arte del vero
rapporto è:
 lasciarsi cadere dalle parole alte alla
melodia comune.
Rainer M. Rilke

Al momento della nascita il neonato è un piccolo essere con alle spalle ben nove mesi di vita. Durante questi mesi, a partire dal concepimento, le cellule si differenzieranno dando origine alle diverse regioni corporee.

L’embrione, poi, diventerà feto e durante questa seconda fase i diversi sistemi dell’organismo ormai saranno formati e avranno cominciato a funzionare, la madre potrà parlare al suo piccolo consapevole di essere ascoltata. Da questo periodo in avanti (ventesima settimana di gravidanza), infatti, i suoni potranno raggiungere il feto immerso nel bagno sonoro intrauterino provocandone risposte motorie e variazioni del battito cardiaco.

Addirittura, Alfred Tomatis è riuscito a dimostrare quanto queste influenze sonore siano determinanti nella strutturazione, irreversibile, delle strutture basilari del ritmo del futuro linguaggio.

Ciò che sorprende, e che quindi ci fa ben credere che i greci non avessero poi torto ad includere la poesia nel complesso delle discipline denominato “musike”, è che il nostro cervello, sin dagli albori, non abbia mai processato la parola poetica, la poesia, come il linguaggio, ma riconoscendo quest’ultima come una sorta di musica la processa in modo affine (studio condotto nel 2013 dall’Università di Exeter).

Poesia e Musica: Un piacere innato

La vera poesia può comunicare ancora prima di essere capita
Thomas Stearns Eliot

Per quanto oggigiorno sia riconosciuta indiscutibilmente dai ricercatori e dai neuro-scienziati la plasticità del cervello che si presenta, pertanto, come un organo capace di riorganizzarsi al punto da non vincolare, necessariamente, una particolare funzione ad un sola data area, è interessante sapere che nelle persone che non hanno alle spalle alcun training musicale, tanto l’ascolto di un intervallo sonoro, quanto l’ascolto di una poesia attivino alla stessa maniera l’emisfero destro del cervello, ossia quello preposto all’elaborazione dell’informazione in modo più globale e lo stesso destinato alla conservazione della memoria autobiografica.

Viene da concludere, quindi, che i neuroni di un qualunque uditore di poesia (che non sia anche esperto musicista!) provino un piacere innato all’ascolto di una poesia per il ritmo, i suoni e i versi che la compongono, prima ancora di coglierne il significato e quindi indipendentemente dal suo contenuto.

Poesia e Musica: Musicoterapia e terapia con poesia

la follia è la sorella sfortunata della poesia
Clemens Brentano

Appurato che l’utilizzo della musicoterapia a scopi terapeutici si fonda sul fatto che essa influisca sul soggetto sia a livello personale-emotivo che transpersonale-spirituale (Mc Clelland, 1993), e che ascoltare una poesia esercita il cervello al pari della musica, allora è possibile anche pensare, al di là del suo indiscutibile valore letterario – quando trattasi realmente di ricerca artistica, indagine poetica che restituisce con autenticità la vita come esperienza del singolo e al contempo condivisibile, – che leggere poesie (belle!) ad alta voce, o ascoltare poeti leggere, ovviamente,  possa sortire effetti benefici reali!


Senza perderci in descrizioni estremamente scientifiche la musica, intendendola secondo la definizione di Schön (Direttore di ricerca CNRS all’Istituto di Neuroscienze dei Sistemi a Marsiglia), non rappresenta una semplice struttura acustica, ma è un’esperienza soggettiva complessa, basata su un insieme di capacità mentali e che necessitano di diverse funzioni percettive e cognitive.

In egual modo la poesia, nella terapia o nella vita in generale, può essere concepita come la possibilità di evadere il flusso dei pensieri favorendo l’emersione dell’inconscio personale che si manifesta con sensazioni, emozioni, forme e colori. Ed in effetti, a comprovare questa tesi vi è il fatto che i suoni agiscono sull’essere umano a prescindere che la persona coinvolta stia suonando o cantando essa stessa, o sia un ascoltatore.

Le diverse ricerche condotte negli anni, recente ma non certamente ultima quella realizzata da un gruppo di studenti dell’Università Milano-Bicocca guidati da Alice Mado Proverbio  e pubblicata sulla rivista scientifica PLOS ONE nel Febbraio 2018, hanno dimostrato che il semplice ascolto sonoro, che si tratti di suoni della natura, la lettura di un brano poetico, o l’ascolto di determinate armoniche ha effetti benefici sul nostro organismo, addirittura migliorando temporaneamente le abilità visuo-spaziali e quelle logico-matematiche, non coinvolgendo semplicemente e soltanto le aree uditive.

L’ascolto stesso della musicalità delle parole, infine, può comportare la riduzione della percezione del dolore e tale fenomeno sarebbe da attribuire alla liberazione delle endorfine, quegli oppioidi naturali prodotti a livello cerebrale e nel midollo spinale, che bloccano i recettori algogeni.

Da un punto di vista neurofisiologico, poi, si avrebbe l’attivazione anche dei fasci inibitori discendenti che modulano lo stimolo del dolore al sistema nervoso centrale con conseguente minore percezione del dolore stesso (Zucchi e Honings, 2013).

Intervento realizzato nell'ambito della diretta su Rivista clanDestino, successivamente pubblicato sulla stessa. 04/04/20

Bibliografia
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Berardi N., Pizzorusso T., (2006). Psicobiologia dello sviluppo. Bari: Editori Laterza.
Castagnola S., (2015). “La relazione sonoro/musicale nello sviluppo delle funzioni cognitive in età evolutiva” in Musicoterapia e relazione. Interventi riabilitativi in ambito psichiatrico, geriatrico e psicoeducativo, a cura di C. A. Boni, G. Avanzini, L. Lopez, P. Cattaneo, (2017). Milano: FrancoAngeli Edizioni, pp 155-166.
Cavagnoli S., Lucchetti S., Maule E., (2006). Musica e apprendimento linguistico. Dalle riflessioni teoriche alle proposte didattiche. Bolzano: Edizioni Junior.
Delalande F., (1993). Le condotte musicali. Comportamenti e motivazioni del fare e ascoltare musica. A cura di G. Guardabasso, L. Marconi. Bologna: CLUEB editore.
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Micelli M., (2011). La relazione madre-feto e lo sviluppo esistenziale della persona. Roma: Armando Editore.
Padula A., (2008). Comunicazione sonora e musicoterapia. Norderstedt Germany: GRIN Verlag.
Scaglioso C. M., (2009). Suonare come parlare. Linguaggi e neuroscienze. Implicazioni pedagogiche. Roma: Armando Editore.
Schön D., (2018). Il cervello musicale. Il mistero svelato di Orfeo. Bologna: Il Mulino.
Tomatis A. A., (2009). La notte uterina. La vita prima della nascita e il suo universo sonoro. (G. Cimino Trad) Milano: Red Edizioni. (Edizione originale pubblicata nel 1981).