La “traccia” del pensiero: L’importanza del disegno e delle immagini in relazione alle narrazioni infantili

PERCHÉ SI DOVREBBE MOTIVARE I BAMBINI A DISEGNARE E RACCONTARSI?

Il testo di questo articolo è un piccolo riassunto della tesi che ho potuto redigere al termine del Master in Pedagogia e Educazione della scrittura a mano e del disegno infantile e propone una riflessione su quei contributi a sostegno della correlazione e dell’interdipendenza tra il disegno e la narrazione sin dall’infanzia; nonché la maniera in cui, grazie ad un adeguato sostegno tanto della narrazione quanto del disegno nella relazione intersoggettiva col bambino, si possa favorire in quest’ultimo già nei primi anni di vita lo sviluppo del pensiero complesso.

In modo particolare, il mio obiettivo è stato porre l’attenzione sulle reali motivazioni per cui è ragionevole sostenere la narratività delle prime produzioni grafiche.

L’ATTIVITÀ GRAFICA PLASMA IL CERVELLO MENTRE IL CERVELLO GUIDA LA MANO

Sappiamo che l’attività grafica non coinvolge semplicemente la sfera corporeo-cinestesica ma anche quella mentale, tant’è che il nostro cervello non solo “permette” l’attività grafica, ma da questa è a sua volta influenzato nella creazione di collegamenti sinaptici capaci di “formare il pensiero” e sviluppare funzioni mentali, tra le quali un ruolo fondamentale ha la simbolizzazione.

LA VOCAZIONE SIMBOLICA ESORDISCE A PARTIRE DAI DUE/TRE ANNI DI ETÀ

A questo proposito, è utile porre l’accento sulla vocazione simbolica dell’essere umano e sul suo esordio a partire dai due/tre anni di età.  

Sarà proprio quest’ultima ad avere un ruolo significativo nella formazione dell’unità psicofisica del bambino; all’età di un anno e mezzo circa, il bambino inizia a fare esperienza della meraviglia che si prova a lasciare una traccia di sé. Inizialmente si tratterà di esperienze cinestesiche attive, una sorta di allenamento motorio fine a sé stesso, che consente al bambino di liberare, scaricare, la propria carica energetica.

Tra i due e i tre anni i bambini iniziano a rappresentare l’unità corporea simbolicamente; il loro omino-patata è un autoritratto che esemplifica quanto detto:

Disegno “autoritratto” eseguito da un bambino di due-tre anni.
(Dallari et al., 2022, p. 20)

Si presenta come un segno che torna su sé stesso compiendo un percorso circolare e separando il dentro dal fuori; nel lasciare questi primi segni i bambini si accorgono di esistere, e di essere separati dal resto del mondo.

LA COMPETENZA NARRATIVA È NATURALE

D’ora in avanti il bambino apprenderà anche a dare un senso alla realtà intorno a sé, nonostante non abbia sviluppato il linguaggio verbale, e ciò grazie alla sua “sensibilità al contesto” (che è conseguenza di quella che Bruner chiama «attitudine al significato» dell’essere umano). Quindi, nel narrarsi, attraverso la propria espressione grafica il bambino metterà a fuoco le proprie emozioni, le proprie esperienze ed in un certo senso comincia a dare significato a ciò che vive.

Questo perché ogni sua narrazione, ogni sua espressione grafica non sarà mai imitazione della realtà ma sarà sempre determinata da una interpretazione soggettiva.

LE FUNZIONI DELLA NARRAZIONE SODDISFANO GLI ISTINTI INDIVIDUATI DA DEWEY

La narrazione (in senso lato – intendendo per narrazione qualsiasi mediazione atta a comunicare, così pure il gesto grafico) assolve a diverse funzioni che peraltro soddisfano anche i quattro istinti-bisogni individuati da Dewey (del fare, dell’investigatore, sociale, artistico-creativo).

Le funzioni della narrazione sono dunque quella relazionale, ri-elaborativa espressiva, apotropaica (di allontanamento dalle paure) e catartica.

L’ATTIVITÀ GRAFICA È GIOCO, IN QUANTO GIOCO: FAVORISCE LA SIMBOLIZZAZIONE

L’attività grafica infantile è a tutti gli effetti una mediazione di cui il bambino si avvale sin dal momento in cui compie i primissimi scarabocchi, si configura poi come una delle principali espressioni ludiche dell’infanzia proprio perché rappresenta la manifestazione iper-vitale che scaturisce dal muoversi nello spazio.

Il disegno, anche in virtù della sua componente ludica, nutre il pensiero narrativo e, predisponendo una cornice narrativa, favorisce nei piccoli lo sviluppo della simbolizzazione.

Il SIMBOLO È L’EMENTO FONDANTE DELL’ATTIVITÀ GRAFICA

Quando l’attività grafica (appunto tra i 18 e i 24 mesi) assume un carattere concettuale, di gran lunga più simile alla scrittura che alla pittura, emerge pienamente la componente narrativa del disegno infantile che vede il simbolo come elemento fondante dell’attività grafica.

A partire dai 24 mesi i bambini iniziano a muoversi nel mondo dell’esecuzione grafica mettendo in atto una vera e propria ricerca che li vede concentrati a sperimentare e dirigere la propria traccia grafica; anche qualora i segni e i tracciati non rappresentino ancora immagini chiaramente riconoscibili, veicolano già concetti e simboli tant’è che l’educatore del gesto grafico, impegnato a creare una relazione con il bambino, lo ascolterà e converserà con lui durante l’esecuzione del disegno-narrativo.

La linea retta inizia ad assumere forme sempre più strutturate,
il bambino controllando la linea riesce a differenziare graficamente
le immagini della sua mente. (Riva., 2019, p. 21)

Proprio durante questa attività viene stimolato nel bambino un pensiero sequenziale; per questo motivo anche quando il prodotto finale non restituisce all’adulto alcun’informazione a proposito di una volontà narratrice, il pensiero del bambino invece ha caratteristiche narrative, sequenziali e simboliche.

L’APPROCCIO NARRATIVO AL GESTO GRAFICO SOSTIENE LO SVILUPPO DEL PENSIERO

Si parla di aspetto dinamico del disegno infantile non soltanto in riferimento al gesto motorio ma anche al movimento del pensiero. L’approccio narrativo al gesto grafico infantile è fondamentale: l’educatore può sostenere lo sviluppo del pensiero, come anche le acquisizioni linguistiche e lessicali del bambino favorendo l’emergere di racconti e narrazioni.

SOSTENERE E FAVORIRE LA VOCAZIONE NARRATIVA CON I LIBRI ILLUSTRATI

Inoltre, aggiungo che è possibile sostenere la vocazione narrativa dei bambini anche servendosi di alcuni ausili, parlo degli albi illustrati e dei silent book, utili per far comprendere come ogni immagine contiene, riguarda o è riferibile a una storia.

L’albo illustrato, infatti, consente ai bambini di immergersi in una lettura autonoma precoce, favorendo in loro un pensiero proprio, sostenendo l’oralità ma anche l’immaginario, incentivando inoltre la motivazione a raccontarsi.

Nei silent book, addirittura, le sole immagini hanno la capacità di educare e incrementare non soltanto il pensiero visivo ma anche quello linguistico, poiché la comprensione della storia raccontata attraverso le figure impone di trovare le parole del racconto costruendo creativamente e autonomamente la parte linguistica della narrazione.

IN CONCLUSIONE

Con questo elaborato il mio intento è stato quello di porre sotto un’ottica diversa, più olistica, le pratiche educative perseguibili per favorire e sostenere lo sviluppo e la crescita dei bambini. In particolare, ho rivolto la mia attenzione al gesto grafico, lasciare tracce di sé – segnando, di-segnando per affermarsi – è una tappa obbligata per l’acquisizione e la maturazione di differenti competenze cognitive e meta-cognitive, e sostenere i bambini in queste loro naturali acquisizioni è un dovere di ogni adulto.

D’altra parte, come sostiene Bateson, “l’essere umano pensa per storie”; i bambini – aggiungiamo noi – oltre a pensare per storie, per ri-conoscerle e farle proprie rappresentano il proprio pensiero, le proprie proiezioni, le proprie narrazioni e anche le proprie emozioni attraverso la mediazione del gesto grafico, che diventa espediente (specie per i bambini della prima infanzia) per rivelarsi, raccontarsi.

Perché, però, ci sia pensiero narrativo sin dalla prima infanzia è fondamentale stimolare nel bambino la narratività, e per far ciò gli educatori ma anche i genitori possono servirsi proprio delle storie, adottando peraltro la forma narrativa anche per creare contenitori ludici, laboratoriali  e presentare ai piccoli tanto le conoscenze sul mondo, quando una maniera per conoscere sé stessi.

Proprio per questa ragione coltivare il disegno in una cornice narrativa vuol dire coltivare innanzi tutto l’intersoggettività, gli aspetti cognitivi, ma anche quelli linguistici, quelli legati alla motricità nonché quelli più prettamente emozionali.

Tutto ciò concorrerà a costruire nel bambino la consapevolezza del proprio sé, indubbiamente l’elemento fondante dell’identità, quella consapevolezza del sé il cui raggiungimento, d’altra parte, è anche il fine stesso dell’educazione:

Riconoscere l’esistenza del Sé nel bambino (…) significa dare vita a tutto ciò che è valido in lui o in lei. Nel suo aspetto più autentico, l’educazione è aiutare un individuo nel suo cammino verso il Sé. Tutte le facoltà e le esperienze (…) l’inventività, l’empatia, il coraggio, la concentrazione, l’apprezzamento estetico, l’intuizione, il pensiero analogico, il riconoscimento dei mondi invisibili e le espansioni di coscienza, l’attenzione al dettaglio, l’atteggiamento creativo nei confronti del dolore e della frustrazione, la capacità di evocare gioia attraverso il corpo. In questo modo l’educazione non è più trasmissione di nozioni, ma esercizio di abilità universali (Ferrucci, 1987, p.293).


Bibliografia:

Bruner J. S. (1992), La ricerca del significato. Per una psicologia culturale, Bollati Boringhieri Editore, Torino.

Bruner J. S. (2002), La fabbrica delle storie. Diritto, Letteratura, Vita, Editore Laterza, Roma-Bari.

Cannoni E. (2003), Il disegno dei bambini, Carrocci Editore, Roma.

Capetti A. (2018), A scuola con gli albi. Insegnare con la bellezza delle parole e delle immagini, Topipittori, Milano.

Cappelletti A. R. (2018), Disegno e narrazione al nido, Spunti di riflessione, esperienze e attività, Erickson, Trento.

Dallari M. (2021), La zattera della bellezza. Per traghettare il principio di piacere nell’avventura educativa, Il Margine, Trento.

Dallari M., Speraggi M. (2022), Disegnare per crescere, Edizioni Artebambini, Bologna.

Demetrio D. (2012), Concetti, Modelli, Analisi, In D. Demetrio (a cura di), Educare è Narrare. Le Teorie, Le Pratiche, La Cura, Mimesis Edizioni, Milano-Udine.

Dewey J. (1970), Scuola e società, La Nuova Italia, Firenze.

Donnini G. (2021), Il gioco: educazione e apprendimento nella scuola dell’infanzia, In R. Travaglini (a cura di), Pedagogia del gioco e educazione, sviluppo apprendimento creatività, Franco Angeli, Milano.

Donnini G. (2022), Gioco, narro, disegno: sinergia e benessere mente-corpo in età evolutiva. Il disegno libero nella Pratica Psicomotoria Aucouturier, In Grafos, Rivista Internazionale di Pedagogia e didattica della scrittura, Vol. 1, 2022, pp. 65-75, ETS, Pisa.

Piaget J. (1995), Il linguaggio e il pensiero del fanciullo, Editrice Universitaria, Firenze.

Riva A. (2019), L’ARTETERAPIA incontra la scrittura dei bambini. Elementi di connessione tra le due discipline, proposte di educazione del gesto grafico e di prevenzione e supporto alle difficoltà della scrittura, Erga Edizioni, Genova.

Staccioli G. (2018), Pensieri colorati. Le bambine e i bambini raccontano con il disegno, Junior, Bergamo.

Stern A. (2020), Felice come un bambino che dipinge, Armando Editore, Roma.

Terrusi M. (2018), Albi Illustrati. Leggere, guardare, nominare il mondo nei libri per l’infanzia, Carocci Editore, Roma.

Travaglini R. (2019), Pedagogia e educazione dell’attività grafica infantile. Creatività, arte, ed evoluzione “naturale” dello scarabocchio, del disegno e della scrittura, ETS, Pisa.

Travaglini R. (2021), L’attività ludica e lo sviluppo grafico-gestuale fra educazione, arte e creatività, In R. Travaglini (a cura di), Pedagogia del gioco e educazione, sviluppo apprendimento creatività, Franco Angeli, Milano.