E voi, definitevi.

Il caso della Incontrada e i moralisti figli della noia.

Ma dico, la vogliamo smettere?

Avete davvero il coraggio di chiamare Vanessa Incontrada vittimista?

La comunicazione vi interessa davvero?

O volete solo fare un post a tema attualità con quattro parole in fila e la retorica spicciola alla maniera dell’ io vado controcorrente?

La Incontrada non sta dicendo:

“sono grassa, e sono stata vittima di body shaming”; non sta dicendo: “Anche noi grasse possiamo sentirci bene con noi stesse” e, soprattuto, non pensava – aderendo al progetto di Vanity Fair – di trovare in voi (uomini e donne – donne care, animali strani) dei cacciatori in borghese pronti a dichiarare aperta la stagione della caccia alle streghe.

Secondo Simone De Beauvoir il pensiero femminista, la filosofia dietro questo strano nome, consisteva nel riconoscere alla donna l’essere donna, e non per questo meno capace dell’uomo. È ovvio che donne e uomini siano biologicamente, fisiologicamente, diversi, anche nell’essere, ontologicamente… è così, ma questo non dovrebbe mai essere motivo di una disuguaglianza sociale, culturale.

Su bacheche social, ig e fb ho incontrato frasi tanto meschine, ho letto parole come ossessione, divismo, fanatismo, FANATISMO FEMMINISTA?

Una donna del mondo dello spettacolo vive il cambiamento del proprio corpo come qualcosa che nell’ambiente in cui lavora minaccia la sua professione e vuole prendere la parola per dire “sentite, non potete costringerci a essere perfetti secondo un canone che va e viene, che oggi ci vuole in un modo e domani ci vuole in un altro secondo la moda del momento, non potete farci sentire sbagliati perché non corrispondiamo all’edulcorazione che oggi i media propinano”, e beh, voi, presunti sociologi, improvvisati? ( io per lo meno tra psicologia e psicopatologia una formazione per dare aria alla bocca ce l’ho – ma non facciamo autoreferenze) pensate sia giusto associare al movimento del Body positivity le parole:

#grasso #magro #femminismo #sessismo #diva

Ragazzi, il Body positivity vale per chiunque, eh!

Sentirsi a proprio agio in un corpo normale, sano (non stiamo parlando di una campagna che promuove l’obesità, l’obesità va curata, perchè il corpo sta male!) è un diritto, avere problemi sul posto di lavoro perché non si è suffcientemente magri, belli, palestrati, alti e così via è qualcosa che non dovrebbe accadere!

Non so quanti di voi conoscano la storia della Incontrada, lei nell’intervista rilasciata al direttore del settimanale dice:

«Nel 2008 ho avuto mio figlio Isal. La maternità, come per altro succede a tutte le donne, trasforma il tuo corpo. E il mio si trasformò molto. Partirono le critiche. Critiche feroci. Critiche crudeli. Si dice sempre, che i peggiori attacchi arrivino da chi conosci. Io non la penso così: le parole che mi ferirono di più arrivarono da chi non conoscevo. Ero delusa, ferita e disorientata: ma perché essere così cattivi?»«A volte prendi peso, altre lo perdi. Un mese sei in dieta e vuoi perdere quei tre chili, un altro ti senti a posto con te stessa. Siamo donne, il nostro corpo funziona così. È naturale, va accettato e va soprattutto rispettato. Nessuno ti può né ti deve giudicare».

È una donna che parla della sua esperienza, quando si dice la verità non si può parlare di terzi, si parla del reale, di ciò che si è vissuto in prima persona, non di altro. La verità funziona così.

Però, in giro si legge che Vanessa Incontrada è noiosa, che tutto questo è noioso. Allora… ripartiamo dalle parole, parliamone.

Definiamo il concetto di noia?

E voi? Definitevi.

ps: come sempre il marketing del “caso mediatico” sta funzionando secondo la massima del caro Wilde “Nel bene o nel male, purché se ne parli.” Come uscirne?

cover copyright Vanity Fair