L’ignoranza.

Dal covid alle lotte generazionali; le polemiche sono per gli stolti. La gente muore. Eppure, l’occhio vede solo ciò che la mente è preparata a comprendere.

A proposito di emergenza covid e lotte generazionali. Scrivo soprattutto per i miei coetanei, dovreste essere il futuro.

Ultimamente, in giro sui social leggo sempre più post battaglieri in difesa del nulla. Mi spiego. Sindaci che puntano il dito contro i giovani, giovani a detta loro strumentalizzati come, appunto, l’unica falla nel sistema “prevenzione dal contagio del covid“; e ancora giovani che manifestano malcontento assieme ai meno giovani, piccoli nuclei che in nome della vita e del suo ciclo (che quindi naturalmente comporta la morte) inneggiano al fantomatico canto della vita, il cui canto con la sua bellezza e luce e meraviglia e stupore ma anche eterno e divino (chi glielo dice al divino che è stato strumentalizzato fino a tal punto?) inneggia al #nostopthelife: non ci possiamo fermare davanti al covid perché la vita continua. Dunque, poi lamentano la privazione di questa bellezza – tra le tante restrizioni dovute, sempre, alla situazione sanitaria instabile che riguarda tutti, eh! – che in effetti dovrebbe alleviare il male…

Ok, carine le intenzioni, mi auguro – con una analisi il più possibile ottimistica – ma che cosa ci stiamo raccontando?

Fotografia di Silvia Grav.

Da Musicoterapeuta sono tra i primi a riconoscere la valenza più che positiva, necessaria, di bellezza, di arte, di rapporto, di umanità.

Tutto questo non vuol dire “andare alla cieca e banalizzare ogni privazione artistica/esperienze di bellezza/condivisione che l’attuale situazione sanitaria impone”, come se qualcuno più in alto o più anziano di noi ci stesse facendo un dispetto.

SPOILER: NESSUNO PENSA DI FARE UN DISPETTO PROPRIO A TE. Tutti agiscono nel tentativo di fare la scelta giusta; certo, a volte le scelte si dimostrano sbagliate nonostante i migliori intenti, ma nessuno di noi è stato preparato ad affrontare quello che da un anno ci riguarda così profondamente.

Quando ci si forma come operatori in questi ambiti si fa molta differenza tra la terapia reale, clinica, e il naturale benessere che l’uomo raggiunge in un contesto fertile come quello musicale, ma anche artistico.

Miei cari coetanei frustrati, indignati contestatori di ciò che la realtà attuale sta a ciascuno privando. Non fate – senza sapere, senza conoscere, senza competenze – le vittime, non lamentatevi di essere presi di mira perché voi fate l’aperitivo in sicurezza ma al mercato la gente (che poi chi è questa gente ve lo chiedete mai?) vende al proprio stand come se niente fosse (se vende qualcosa è pure assai…).

Le polemiche sono per gli stolti. La gente muore (Sta diventando un trend). E voi pensate a difendere la vostra categoria? Ma davvero?

Dunque è vero, l’occhio vede solo ciò che la mente è preparata a comprendere[1].

Ma, vi prego, non parlate di bellezza e meraviglia e gioia e canto con la presunzione che eccoli, sono lì, ci salveranno.

La bellezza sta nella condivisione, e la condivisione non ammette egoismo, non ammette narcisistici sensi unici. Non ammette i vostri capricci. La bellezza non è dall’altra parte, se è vera, se pervade il vivente. Non ha bisogno di escamotage, non ha bisogno di voi, del singolo lamento.

[1] Henri Bergson.