Autismo e Consapevolezze

Tra credenze, società e neurodiversità.

La data di oggi, 2 aprile, è stata designata ufficialmente come “Giornata della consapevolezza sull’Autismo”, WAAD – World Autism Awareness Day – nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’ONU, una scelta nata per rispondere all’esigenza, di tutti gli stati membri, di collaborare e incoraggiarsi a vicenda a intraprendere misure di sensibilizzazione in merito all’Autismo.

Autismo e credenze altamente discutibili.

Nonostante spesso l’Autismo venga associato al colore blu, al pezzo di puzzle o addirittura a pezzi di puzzle blu (penso all’associazione Autism Speaks che ne ha fatto un vero e proprio strumento di marketing), la giornata istituita nel 2007 non ha mai avuto un legame particolare con colori o simboli atti a identificarla.

La definizione, però, “a puzzling condition”- con cui si cercava di raccogliere e riassumere tutta una serie di “deficit”, “sintomi” e compromissioni in ambito sociale, comunicativo e comportamentale la cui eziologia non era, evidentemente, chiara – ha causato, in effetti, una serie di associazioni sbagliate in merito all’essere autistici. Si tratta, ad ogni modo, di una definizione vecchia di 58 anni, essendo stata coniata nel 1963 dalla National Autistic Society che pure – negli anni – ha superato queste discutibili credenze, in parte implicabili a un’inadeguata conoscenza dell’autismo.

Si trattava di conclusioni tratte da un infondato legame tra l’autismo e un’innaturale e misteriosa tristezza, credenza che spiega l’associazione dell’autismo al colore azzurro-blu, che comunque sembra essere stato scelto dai più anche per via di una presunta maggior incidenza dell’autismo nei bimbi di sesso maschile; tutte supposizioni, appunto, che negli anni non sono state comprovate da evidenze scientifiche e che però hanno contribuito a formare una cultura insufficientemente informata e consapevole.

Autismo, Società e Neurodiversità.

In effetti, per parlare correttamente di autismo e rendere concreti i supporti volti all’inclusione nel mondo, nella vita di tutti i giorni delle persone (bambini e adulti) autistiche e dei loro famigliari non si può prescindere da una riflessione che investe la società e la cultura.

Questo perché, inevitabilmente, da quest’ultime derivano dei modelli, delle classificazioni che spesso rappresentano una convenzione, una semplificazione di cui specie le persone autistiche, purtroppo, sono state vittima negli anni; alle quali è mancato il giusto sostegno e che, a causa di una società rigidamente strutturata su parametri abilistici e funzionali a qualcosa, hanno subito la neurodiversità [1] come un limite, un difetto.

Ciò che, invece, ai più è sfuggito di mente è che la concettualizzazione della neurodiversità si è resa necessaria proprio per dimostrare quanto rigido e, se posso, retrogrado è stato il modello medico nel descrivere le condizioni di ciascuno individuo all’interno di una società; quando invece sarebbe opportuno che ogni individuo venisse compreso nella totalità delle proprie specificità neuropsicologiche poiché queste sono soltanto uno dei numerosi elementi che denotano la biodiversità umana.

Inclusività, Trattamenti terapeutici e “Bisogni Speciali”.

Per concludere, sarebbe auspicabile che ogni persona acquisisse consapevolezza di questo:

l’inclusività, il trattamento terapeutico e qualsiasi altro tipo di intervento, non dovrebbero, non devono essere il risultato della necessità di soddisfare dei presunti “bisogni speciali” che gli autistici, in questo caso, manifestano. Perché l’autismo o tali diagnosi mediche sono naturali variazioni della forma umana (Walker, 2012). 

Finché ciò non sarà compreso da chiunque, finché non diventerà “normale” la diversità, si renderanno necessarie giornate come quella odierna. Nella speranza che in qualsiasi contesto non vi siano più ignoranza, falsi miti o tabù, tra le persone comuni ma soprattutto tra quelle figure (insegnati, medici, paramedici e altri professionisti del settore sanitario, come me) che hanno il dovere di creare le condizioni ideali in cui l’individualità di ogni persona autistica possa emergere e valorizzarne l’identità nella sua interezza e complessità.

Note:

[1] Il termine fu usato per la prima volta da Judy Singer nel 1996 per indicare il differente funzionamento cognitivo di ciascun essere umano.

Bibliografia e sitografia:

Baldini M., a cura di (2011). Manuale di Sociologia. Bologna: Il Mulino.

Guidetti V., a cura di (2015). Fondamenti di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Bologna: Il Mulino.

Padula A., (2008). Comunicazione sonora e musicoterapia. Norderstedt Germany: GRIN Verlag.

“COS’È LA NEURODIVERSITà?”, dal sito www.neuropeculiar.com

“COS’È L’AUTISMO – SPETTRO E NEURODIVERSITÀ”, dal sito  www.bradipiinantartide.com

“NEURODIVERSITÀ: le variazioni neurali sono un ostacolo o una risorsa?”, dal sito www.stateofmind.it

“2 APRILE – GIORNATA MONDIALE PER LA CONSAPEVOLEZZA SULL’ AUTISMO”, dal canale youtube di Etta Patapumm